Ecco...è un pò che non scrivo nulla, ma sulla stampa non è apparso più niente...nessun attacco pubblico alla 194. Niente anatemi, Ferrara come morto.
Sorge un lecito dubbio (fra l'altro già sollevato e che ovviamente ha trovato conferma): non è che è stata l'ennesima provocazione pre elettorale per sviare l'attenzione dell'opinione pubblica?
Mah...chissà...
FIERA DI ESSERE EMILIANA!
Anche se il mio partito si è dissociato io sono stra contenta della bella accoglienza che Bologna ha dato al ciccio. E' chiaro ormai che sulle grandi questioni la gente ha più grinta e idee più chiare dei suoi leader.
E citando una celebre frase di Mrs. Doubtfire dico "Fosse stato un cocco" al posto delle più maleabili uova marce e verdurine. I politici hanno definito questa manifestazione di dissenso una cazzata, ma io credo che chi dice cazzate non si meriti risposte differenti e costruttive.
La riscossa del buonsenso parte di qui...ora ci sono altre piazze...Coraggio!
Auguri a voi tutte fanciulle!
Essendo che è l'8 marzo mi premetto anche qui un post a metà fra lo spiritoso e il nevrotico...prendetelo cum grano salis...
Perchè siam donne...
Ci sentiamo un pò sempre in dovere di avere una marcia in più. A scuola cerchiamo di fare del nostro meglio, che se appena appena abbiamo un pò la testa fra le nuvole tutti ci chiedono se siamo innamorate. Sul lavoro vogliamo dimostrare di valere quanto i nostri esimi colleghi maschietti. La casa è lo specchio di ci ci vive e allora appena finite le faccende lavorative si corre ai ripari sulle piccole mancanze domestiche (che se no poi qualcuno potrebbe pensare che si trascuri il nido per la carriera). Se si hanno figli e mariti è la stessa storia e il tutto non cambia con conviventi, amici e simpatizzanti. Sembra un naturale istinto all'accudimento, sospinto forse un pò oltre dalle "vaghe" pressioni realizzate con riferimenti al letto non rifatto, alla cena decongelata, alla doccia che sembra una grotta per speleologi per le stallattiti di calcare.
Basta un nonnulla per mandare in tilt il precario sistema costruito e allora sono arcinoti i commenti maschili sul fatto che "in certi periodi" è meglio stare alla larga dal gentil sesso...son nervosette, chissà perchè?
Forse perchè si corre tutto il giorno e di tempo per se stesse non ne rimane un granchè? Forse perchè la partità fra i sessi è una panzana e alle donne ancora oggi è richiesto, oltre un impegno "maschile" sul lavoro, di fare anche da cuoche, lavandaie, donne delle pulizie, educatrici, assistenti personali, taxiste e psicologhe?
Cari ragazzi, voi volete una mamma, un'amica, un'amante supersexy, una brava in cucina e nel rassettare, una paziente sulle vostre carenze, ma sempre pronta a soddisfare le vostre esigenze.
Voi guardate le modelle e commentate le loro virtù e bellezze dimenticando che loro dedicano la loro vita unicamente alla loro cura personale e che altre persone si dedicano ad essa con dovizia quotidiana.
Le donne normali se trovano il tempo per una capatina da parrucchiere una volta al mese son già fortunate. Voi guardate le modelle e inevitabimente nelle donne scatta il confronto. Non neghiamolo, non attribuiamo solo alla società e agli stilisti i problemi d'immagine delle donne. Una gran mano la danno anche i ragazzi della porta accanto, i mariti, gli amanti.
Che poi (argomento caro a questo blog) volete fare del buon sesso e spesso sta a noi di ricordarvi che va fatto in modo assennato. Che poi a volte il preservativo vi scoccia un pò e allora sta alle donne di essere responsabili e via con la pillola. Che se però fa prendere qualche chiletto o mettere su un filo di cellulite subito lo si fa notare.
E allora si corre in palestra, si suda e digiuna, ma continuando a fare del nostro meglio...del nostro meglio...come tanti piccoli scout tesi alla meta.
Donne, donne, donne, sempre più tese a diventare il superuomo!
Io credo che in fondo la donna sia già in partenza un superuomo o forse anche qualcosina in più. E dopo questo narcisistico sfogo femminista vi faccio ancora tanti auguri per una festa che deve recuperare il suo senso. CORAGGIO DONNE!
Ecco quello che intendo con preoccupante mancanza d'informazione sulla contraccezione!
Se come in francia nelle scuole ci fossero i distributori di preservativi, se TUTTE le farmacie avessero distributori di preservativi (che se sei giovane non hai molta voglia di andare al bancone!), se si distribuissero volantini con orari, indirizzi e numeri di telefono dei consultori, se i consultori avessero i soldi per organizzare dei corsi di educazione sessuale, se i consultori non fossero più indicati come luoghi di riparazione per le sciaquette, se la scuola mettesse come obbligatorio il corso di educazione sessuale con tanto di compito in classe con voto, se si facesse pubblicità agli anticoncezionali, se si sfatassero falsi miti, se si evitasse di fare i puritani per poi disperarsi quando la frittata è fatta, se si considerassero i figli come persone e non come esseri non intelligenti, se i ragazzi la piantassero di pensare che farlo senza preservativo è meglio e fa più figo, se le ragazze la smettessero di credere che la pillola è il male, se si capisse che il coito interroto non serve a una beata fava, se si vedesse il sesso non come qualcosa di sporco da nascondere, ma come qualcosa di naturale...se se se...
Rilancio il post di Lolicchia sui punti programmatici di Ferrara.
Mi rendo conto come sottolineava La Parda Flora che in questi giorni si sta facendo un gran parlare di questi temi a fini di campagna elettorale. L'ennesima strumentalizzazione, mi viene da dire, da parte di un gruppo politico che da anni accusa gli altri di strumentalizzare alcune problematiche/categorie e che ora con l'attacco alla 194, la polemica sul testamento biologico, la strenua difesa (da quale minaccia poi fatico a capirlo) della famiglia di tipo tradizionale sembra voler far leva sul vivo dei sentimenti delle persone al fine dell'urna.
E su questo non mi esprimo oltre.
Dico solo che condivido a pieno ogni singolo commento di Lolicchia ai punti del nostro simpatico amico comune.
"Se posso permettermi, la questione aborto (e condivido il pensiero implicito della Turco circa il fatto che un consultorio che non garantisca almeno un medico non obiettore non serve a un beneamato cavolo) è, nella sua dimensione *pubblica*, esclusivamente UNA QUESTIONE GIURIDICA, non morale, e che questo è l’unico dato di fatto dal quale partire se se ne vuole parlare seriamente e in modo costruttivo.
Il dialogo con interventi coinvolgenti il Dalai Lama il papa e chi più ne ha più ne metta, mi pare attenga esclusivamente alla dimensione *privata* della questione, relativamente alla quale ognuno è libero di pensare ciò che la sua coscienza gli detta, ivi compreso il diritto a non aver voglia affatto di dialogarne, e la consapevolezza di questo dato di fatto, che mi pare solare nella sua evidenza, sarebbe bene restasse ben presente nelle menti delle persone.
Trasformare tutti i temi legislativi “sensibili” in temi morali sui quali discutere è un giochetto utilizzato da secoli dalla Chiesa, nel quale regolarmente la gente cade: fu così anche per il divorzio, o recentemente per l'ipotesi di una formula alternativa al matrimonio civile, che non discriminasse le coppie di fatto.
Ma per quel che credo di aver capito della giurisprudenza laica, dato che da secoli l’esclusiva giurisdizionale su certi temi da parte del diritto canonico è stata ridimensionata, il legislatore non si attiene a categorie morali, nel suo operare, bensì a quelle dell'utile, e sicuramente far uscire dall'illegalità l'aborto era la sua priorità e realizzava l'utile comune. Gli stessi risultati ottenuti negli anni (diminuzione fortissima delle interruzioni di gravidanza rispetto a quelle effettuate prima della entrata in vigore della 194) lo confermano e dovrebbero essere accolti con soddisfazione da tutti, antiabortisti compresi, se ciò che conta sono i risultati e non il predominio ideologico, come invece mi pare chiaramente avvenga.
Non credo infatti l’oggetto in discussione sia se l'aborto moralmente o umanamente sia una buona cosa: non credo in questo senso nessuno possa affermarlo, né che chi vi ricorre lo faccia allegramente e credo che non dimenticarselo sarebbe utile per non fare confusione.
Credo invece che a fronte di un numero impressionante di aborti clandestini “selvaggi” (si stimavano attorno almeno al milione e mezzo l'anno), cioè senza alcuna regolamentazione, oltre che senza nessuna garanzia per la salute della madre, e di fronte a chi da questo traeva illeciti guadagni, il legislatore abbia sentito l’esigenza di un intervento giuridico che arginasse e se possibile riducesse l’entità del fenomeno sociale, che eliminare certo non si poteva, neppure decretandolo per legge, a meno di cadere nel ridicolo, oltre che nell’inutile.
Insomma, trovo talmente ovvio che il fine della legge non era sicuramente quello di esprimersi sulla bontà morale o meno dell’aborto - tant’è vero che, fra le altre cose, si stabilisce un termine massimo oltre il quale l’aborto non è più possibile, se non per singoli casi particolari, e che si prevede la possibilità, per il ginecologo, dell’obiezione di coscienza - da non capire perché ancora se ne parli in questi termini, e non piuttosto in quelli, ben più logici, di una valutazione sulla efficacia della legge o meno, relativamente agli scopi prefissati e conseguiti in questi anni di sua applicazione. Tanto più che la scelta di abortire è libera e privata (e presumo sempre dolorosa) e frutto di scelte personali, legate alle convinzioni religiose o etiche di ciascuno e non certo al codice penale.
Credo anche che sopprimere la 194, o restringerne l'applicazione, lungi dal risolvere il problema dell’aborto, lo nasconderebbe solo, come s’usa fare nelle case per bene con le cose scomode che si preferisce fingere di non vedere, riportandolo nell'illegalità, cosa che non capisco come potrebbe rendere felici né gli antiabortisti, né la Cei o chi per essa.
Oltre tutto, viste le pesanti ingerenze in materia da parte delle autorità ecclesiastiche, qualsiasi discussione mi pare partire dall’arrogante pregiudizio che gli italiani siano tutti cattolici osservanti, il che comporta pesanti ricadute anche su aspetti meno cruenti e problematici della legge, come l’accessibilità all'informazione e alla contraccezione in alternativa al correre ai ripari a danno avvenuto, aspetto della legge che credo abbia fortemente contribuito a ridurre il numero degli aborti.
Qui mi pare che la confusione fra morale sessuofobica cattolica e realtà sociale diventi particolarmente stridente, vista anche la placida indifferenza ecclesiastica riservata ad altri temi sociali altrettanto scottanti, ma meno pruriginosi, come dire. Posso infatti essere cittadina italiana E non credente e non avere problemi morali di alcun tipo relativamente alla procreazione responsabile o in genere a come scegliere di gestire la mia vita sessuale, senza per questo essere necessariamente “l'adolescente un po' zoccola” che ci viene contrabbandata come esempio tipo dell'utente del consultorio, quasi ...covo del demonio, ed essere anche stufa di apparire per forza cittadina di serie B, come mi pare accade sovente per i non cattolici che paiono portatori di meno diritti dei loro concittadini ortodossi, benché in Italia (non in Città del Vaticano) viga ancora il diritto alla libertà di culto."
La Parda Flora
La legge da una possibilità di scelta, non crea un vincolo.
La riflessione sul post precedente riguardo all'aborto in caso di feti con gravi malattie è sicuramente incompleta. Non penso infatti che la 194 serva unicamente in questi casi. La 194 è una legge che tutela la donna ogni volta in cui si trovi a non voler portare avanti una gravidanza, anche in caso di feto sano.
Credo che questa legge sia sacrosanta perchè tutela anche la gravidanza, in un ampio paragrafo infatti si parla d'interventi mirati ad annullare gli ostacoli (materiali, psicologici e sociali) che possono impedire una gravidanza voluta. E' questo essere voluta il punto. Un figlio non è una cellula fecondata, un figlio è un progetto di vita. Questo progetto a volte "capita" senza che la donna o la coppia l'abbia programmato, ma nel momento in cui si viene a conoscenza della gravidanza si comprende che un figlio è quello che si desidera, al di là di come è stato concepito. Quando invece questo progetto non esiste, quando l'errore rimane tale e ad esso non fa seguito l'insorgere di una volontà di maternità, allora non credo si possa obbligare una donna a portare avanti la gravidanza. Questo perchè non ritengo, come invece so pensano molti, che facendo sesso si accetti questa possibilità. Facendo sesso protetto si può anche non considerarla. E può capitare che qualcosa vada storto. Il sesso è qualcosa che serve per fare figli, ma che non necessariamente deve portare ad essi. Può essere semplicemente una bella esperienza, un piacere, un divertimento. Penso che un figlio sia qualcosa di più di una bella scopata (scusate la durezza). Per questo credo che piuttosto che inizare un'ennesima strumentale campagna contro la 194 si debba lavorare duramente per insegnare l'educazione sessuale, per diffondere i metodi contraccettivi (anche queli d'emergenza), per creare una cultura della sessualità. E ricordiamoci infine che la legge non obbliga nessuno ad abortire. Come per le questioni di pensiero credo che la componente atiabortista, al posto di fare crociate contro una legge, dovrebbe se mai fare sensibilizzazione sul tema, cercando di collaborare anche affinchè all'aborto non si debba ricorrere e quindi ragionando sulla contraccezione. Insomma...la castità va bene per chi ci crede, per tutti gli altri meglio una consapevole informazione. Stimo molto quei genitori cattolici praticanti, che pur avendo insegnato ai loro figli determinati valori hanno affrontato con loro anche il discorso della contraccezione. Infatti si può educare, ma imporre non ha senso e nemmeno negare i problemi.
Avvisi: ho fatto alcune modifiche al blog, se qualcuno dei lettori fosse interessato ad essere inserito nella lista "Amici della 194" qui a fianco mi lasci un commento. Se qualcuno invece volesse postare qualcosa mi faccia sapere che gli manderò l'invito. Se qualcuno ha da segnalare o suggerire link di siti interessati...idem. E ora...il post di oggi.
Alcune riflessioni sparse...
Sono contenta del dibattito che si è creato nei commenti dei due post precedenti e sono contenta che questo blog venga letto e commentato anche da chi mette in discussione la 194.
Ho sempre voluto impostare un confronto e quindi eccomi qua a dire (o ribadire) la mia un pò per esteso, anche se in modo molto schematico.
-Non credo che la 194 dia diritto di vita e di morte alla madre sul bambino, ci sono dei vincoli e questi vincoli sono da rispettare.
-Definiamo cosa significa il diritto a decidere della donna e perchè io sostengo che vada affidato a lei e SOLO a lei. Un feto, al di sotto di un certo numero di settimane, non può vivere, nemmeno in incubatrice o con ausilio di macchine, fuori dal corpo della madre. Per questo non considero l'aborto un omicidio. Un omicidio è quando si priva della vita un individuo che la possiede in modo autonomo o che ha unicamente bisogno di alcuni "aiuti" (es un respiratore, un alimentatore...) per averla. Un feto entro i termini della 194 non ha questa possibilità. Per averla si dovrebbe parlare di utero artificiale, cosa che fa inorridire la maggioranza delle persone ivi comprese quelle che attaccano la 194. Quindi la donna non decide di privare un individuo della vita, semplicemente non accorda il suo appoggio affinchè la vita si sviluppi. Sembra solo un giro di parole, ma la differenza è sostanziale.
-Circa l'aborto per malattie gravi non credo si possa parlare di eugenetica o almeno non nel senso con cui viene intesa dall'opinione comune. Non si tratta di fare bambini biondi, più alti, femmine o maschi, ricci o lisci...ma di impedire che alcune malattie li portino alla morte in breve tempo. Eugenetica sarebbe obbligare le persone a non tenere feti affetti da mali tali. La scelta data dalla 194 è una scelta vera e propria. Nessuno obbliga nessuno ad abortire. Se i cattolici ultrapraticanti vogliono sensibilizzare le persone rispetto al problema, vogliono fare corsi, dibatti e seminari hanno tutto il diritto di farlo, ma lasciando poi libera scelta alla coscienza delle persone (la libertà di coscienza fra l'altro è qualcosa che il vangelo dipinge o sbaglio?). Io credo che chi accusa una donna di essere leggera o una madre snaturata se abortisce un figlio gravemente malato dovrebbe recarsi a fare visita ad alcuni istituti dove bambini e ragazzi affetti da tali mali vivono. Bambini che non parlano, non vedono, non si muovono, bambini vegetali, che non hanno rapporti col mondo esterno. Che vita è?
E chi siamo per dire ad una donna che non vuole vedere il figlio soffrire e morire in giovane età che è colpevole di chissà quale delitto?
Fra le altre porcherie italiane abbiamo fra l'altro una legge sulla fecondazione assistita che vieta le analisi pre impianto. Il che in sintesi vuol dire che: se hai una malattia ereditaria grave, come ad es. l'emofilia e fai una fecondazione in vitro, non hai il diritto di impiantare l'ovulo fecondato sano, ma quello di abortire quello che si scoprirà malato si.
Quello che spererei per l'italia sarebbe un mantenimento della 194, che ha fatto calare di motissimo il numero degli aborti. Che si facesse più prevenzione ed educazione sessuale. Che si modificasse la legge sulla fecondazione assistita. Che gli uomini smettessero di parlare a nome delle donne.
Non a caso tutto il polverone è stato sollevato da Ferrara, un uomo, che ha confessato di aver fatto abortire delle sue compagne e che non mi pare abbia gran esperienza nè scientifica nè umana in campo di figli, gravidanza e feti.
La sua lista è una porcheria strumentale.
E questo è quanto.
commenti (11) in riflessioni a mente aperta, opinioni di blogger
Le grandi interviste fra me e me*.
“Molti di coloro che si dichiarano contro l’aborto sostengono che sia un delitto equiparabile all’omicidio. Secondo te è corretta come definizione?”
“Secondo me non è assolutamente equiparabile. L’omicidio si compie nel privare una persona della vita; dobbiamo distinguere in partenza il concetto di persona dunque.
Alcuni sostengono, e io rispetto la loro opinione, che la persona sia già in fieri nell’utero materno, ma personalmente non posso condividere questa opinione.
A mio avviso l’omicidio si può compiere solo nei confronti di un essere autonomo, dotato di vita e in grado di sostenerla. Certamente l’embrione non è un essere inanimato, ma fino al terzo mese non è di certo in rado di sopravvivere autonomamente dalla madre.
Il neonato o il feto già sviluppato sono in grado di sopravvivere senza l’ausilio della madre (esistono macchinari che possono tenere in vita fino al compimento dello sviluppo i bambini prematuri e gli orfani possono essere accuditi da madri non naturali), ma il feto non formato se privato del ventre materno non sopravvive.
Dunque una condizione per la vita in questo caso è proprio la disponibilità della donna ad accoglierla. Ove non vi sia questa disponibilità la vita non può sussistere.
E’ certamente un concetto duro, ma reale.
Solo (forse) nel caso in cui vi fosse la possibilità per un embrione di poche settimane di sopravvivere grazie all’ausilio di macchinari fino al compimento dello sviluppo si potrebbe parlare di omicidio, ma sarebbe un’ipotesi inquietante, sarebbe la creazione del ventre artificiale, un’idea scientifica che la parte che si schiera in difesa della vita rigetta come disumanizzante.
Dunque si può affermare che nell’attuale situazione ove non vi sia volontà da parte della donna di portare avanti la gravidanza non sussiste nemmeno il discorso inerente al presunto omicidio.
Ed ecco perché è solo la donna a dover avere l’ultima parola circa la maternità, perché è la donna la condicio sine qua non della sopravvivenza stessa del feto.”
*Scrivo con un intento di palese provocazione nella speranza che si riapra il dibattito.
commenti (1) in riflessioni a mente aperta, opinioni di blogger
Rieccomi...dopo settimane di latitanza ritorno e lo faccio con una nuova collaborazione. Questa volta vi propongo un post di Do Re Mi, già presente sul suo blog, che fa davvero riflettere su cosa vada fatto ora in Italia:
Posso dire di essere tutt’ora esterrefatta e vagamente desiderosa di picchiare qualcuno.
Ecco, a questo punto io mi chiedo se sia davvero utile parlare di volontari per la vita nei consultori dato che i consultori non esistono e in molte città ci sono enormi carenze nel settore.Mi chiedo che senso abbia creare in persone già angosciate ancora angoscia e sofferenza, che senso abbia rischiare un aborto quando si hanno i mezzi per evitare i rischi dati da una situazione d'emergenza. Mi chiedo se al posto di una commissione d'indagine non sarebbe stato forse utile investire soldi e forze nel miglioramento delle strutture esistenti...La risposta forse soffia nel vento...
commenti (7) in riflessioni a mente aperta, opinioni di blogger
Sono felice di dare di nuovo spazio a un blogger ospite in questo spazio, eccovi il post di Haneesa che potete trovare anche qui. Come sempre grazie per la collaborazione.
Dott. Jekill e Mr.Hide
Martedì sera a Le Iene hanno mandato un servizio inchiesta sul tema dell’aborto, che si intotolava Obiettori abortisti, e si intitolava così, c’era un motivo. L’inchiesta era ambientata nella zona di Napoli, dove un inviato si è finto il compagno di una ragazza che doveva interrompere una gravidanza non desierata, chiedendo informazioni presso le strutture pubbliche ospedaliere del luogo in merito alla possibilità di Ivg, per sentirsi rispondere che in quella struttura il protocollo per l’applicazione della L.194 non era mai stato attivato, e di conseguenza non esisteva neppure un reparto a questo scopo, perché tutti i ginecologi erano obiettori di coscienza. Già questo basterebbe a costituire una notizia scandalosa e a suscitare provvedimenti, perché se esiste, come esiste, una legge dello Stato che prevede che alla donna che decide di ricorrere all’aborto, secondo i tempi e le procedure previste, venga fornita assistenza sanitaria, non si può parallelamente accettare che intere zone del paese restino prive di questo servizio per mancanza di personale. Ma, a a questo punto, qualcuno ideologicamente contrario all’aborto potrebbe vedere con soddisfazione questa circostanza, perché se non c’è possibilità di farlo, allora non si fa, il bambino nasce e vissero tutti felici e contenti. Ovviamente non funziona così, perché come per tante altre cose, esiste la via ufficiale e la via ufficiosa, e difatti il servizio prosegue, svalando una realtà quegli degli aborti clandestini, troppo spesso sconsciuta e anzi strumentalmente negata e occultata. Su 4 medici dichiaratosi obiettori, infatti, soltanto 1 si è comportato coerentemente come tale, gli altri 3 si sono resi complici di un reato, indirizzando la persona che chiedeva informazioni sulla possibilità di Ivg da colleghi che praticavano aborti fuori dalle strutture pubbliche e quindi fuori dalle procedure della L.194, od addirittura invitando le persone nei propri stessi studi privati, dove avrebbero di persona provveduto (sto parlando di medici che, ripeto, sono ufficialmente obiettori) a praticare l’intervento di aspirazione uterina, senza anestesista, e senza le garanzie di soccorso in caso di complicazioni, essendo il tutto illegale e clandestino; ovviamente dietro pagamento di una consistente somma di denaro…
Non ci si deve stupire. Sapevo che la realtà era di quel tipo, sapevo che il tasso di ginecologi obiettori in alcune zone e regioni toccava picchi che rendevano di fatto impossibile l’applicazione della L.194, come più volte si è tentato di denunciare, ma non immaginavo che il giro di clandestinità fosse diretto con la collusione, se non quando la partecipazione diretta, degli stessi medici che ufficilamente si dichiaravano obiettori. Il servizio era, nella sua drammaticità, tutto da vedere: una bella secchiata d’acqua gelida all’indirizzo di tutti coloro che credono che rendendo più restrittiva la legge che permette l’interruzione volontaria di gravidanza le persone agirebbero in modo più responsabile. È vero il contrario, tant’è che il servizio ha fatto luce non solo sulla doppia vita e sul doppio lavoro di una parte, in quel caso ben 3 soggetti su 4, di quei medici che ufficialmente si dichiarano contrari all’aborto, (e dovevate sentire con quali parole: “Io certe cose non le faccio”, “Non si può obbligare un medico ad andare contro la propria coscienza”, “Senza contare l’aspetto morale e religioso”), per poi fare tutto il contrario una volta usciti dalla struttura pubblica, ma addirittura ha mostrato un vero e proprio mercato che si occupa di far abortire ragazze con gravidanze che hanno superato il limite dei 90 giorni previsto dalla legislazione italiana, il tutto pagando. Uno dei Dott.Jekyll/Mr.Hide interpellati, infatti, ha svelato che esiste un vero e proprio tariffario che alcuni suoi colleghi, dai quali egli stesso aveva spedito vagoni di gente, parole sue, applicava agli interventi di interruzione, in base al grado di avanzamento della gestazione. Del tipo: 3 mesi = 3.000 € ; 4 mesi = 4.000 € ; 5 mesi = 5.000 €. Al che voi sobbalzerete: 4 mesi? 5 mesi? Sì, nella clandestinità succede anche questo, veri e propri omicidi, non solo aborti illegali perché privi delle garanzie previste dalla L.194, ma interventi su donne con gravidanze che hanno superato il limite entro sarebbe possibile correre al riparo, ovvero 3 mesi! Il tutto documentato e ammesso dallo stesso medico, che, pur essendone a conoscenza e anzi confessando di indirizzare lui stesso molte coppie a questi suoi colleghi, si fingeva pure scandalizzato, il porco!
E dovevate sentire come il medico dalla doppia vita si rivolgeva all’inviata fintasi una donna in cerca d’aiuto per un’amica in difficoltà, chiedendo se la ragazza in questione fosse sposata, in che situazione personale si trovava, molto probabilmente allo scopo di valutare il grado di disperazione della poveretta per poterle spillare più soldi possibile. E dovevate sentire i finti scrupoli di coscienza di quell’individuo squallido, che, nel dare appuntamento alla ragazza per un’ecografia in ospedale, durante la quale ella avrebbe dovuto starsene muta e zitta, perché se entrava qualcuno non si doveva intuire lo scopo di quell’ecografia, sussurrava viscido: “Guardi, però se io vedo il cuoricino che batte, non lo faccio…”, salvo poi aggiungere che conosceva alcuni colleghi che intervenivano anche al quarto, quinto mese: “Ne ho mandati tanti da loro, non fanno altro…”, accompagnando le con un gesto della mano ad indicare una grande quantità.
Tutto ciò accade perché c’è chi gioca sporco abusando di un diritto, quello dell’obiezione di coscienza: si fanno tutti obiettori, quindi nella struttura non si attiva nemmeno il reparto per l’Ivg, il che al contrario non dovrebbe essere permesso, perché c’è una legge dello Stato che prevede il ricorso a questo tipo di assistenza medica, e ciò consente poi un giro clandestino, un abortificio che frutta a chi lo pratica guadagni da capogiro: basti pensare che il medico cui ho accennato sopra parlava di una media di 20 interruzioni al giorno, quindi se le cifre sono quelle riportate sopra e se la matematica non è un’opinione…
Il tutto nella totale indifferenza, parte integrante di quella cultura becera del si fa ma non si dice, dell’aborto sì, ma con dolore. Andatevi a risentire le parole dei vari monsignori che imperversano nelle trasmissioni televisive, tipo tale Padre Gonzalo Miranda, preside della Facolta' di Bioetica dell'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma, di recente ospitato a Otto e mezzo, il quale ha asserito che: “Quando l’aborto era clandestino lo si percepiva ancora come peccato, e da quando non lo è più viene percepito come qualcosa che si può fare”.
Ah, i bei tempi in cui l’aborto era clandestino!
Bè, per i nostalgici, si può dire senza dubbio che in alcune zone sia ancora così, con i risultati descritti sopra però: la via ufficiale e la via ufficiosa, appunto. I Dott. Jekyll e Mr.Hide…
Stamattina ho scritto a Le Iene, chiedendo di poter avere on line il servizio di martedì, poiché, almeno quando ho controllato io, non era presente fra quelli già disponibili sul sito: se vi va di fare lo stesso, magari si decidono a metterlo. La mia speranza è che sia diffuso il più possibile e che la sua visione aiuti a sollevare il velo su possibili situazioni simili. A fine servizio, la iena Giulio Golia ha invitato tutti a scrivere per dire la propria su quanto trasmesso, spero se ne parli ancora. Ah, se qualche blogger lo avesse per caso salvato e potesse metterlo on line, o in alternativa spedirmelo in modo che possa farlo io stessa, gliene sarei grata.
A presto…
Oggi vi propongo un articolo di TheZar realizzato per questo blog…Lo trovo interessantissimo e sono molto contenta che questo spazio stia sempre più diventando fonte di discussione e di scambio di idee. Come sempre chi volesse partecipare o iscrivere il suo blog fra quelli che supportano questa iniziativa può farlo lasciando un commento nell’ultimo post. E ora la parola a The Zar:
Oso invadere questo interessante Blog con il permesso dell’autrice Minerva per parlarvi di una questione che tende a passare inosservata.
Quando si parla di aborto, si tende ad essere un po’ manichei e pensare o alla nascita del bambino con conseguente maternità o alla non-nascita del bambino (può esserci morte senza nascita?).
Limitando la discussione su questo tema, è ovvio che si creino due schieramenti totalmente contrapposti: quelli pro-aborto i quali prima di tutto sostengono il diritto della donna ad autodeterminarsi e a scegliere per la propria vita; quelli anti-aborto i quali invece di dedicare tempo e risorse ai vivi preferiscono dedicarsi agli embrioni: notare che spesso gli anti-abortisti stanno a destra, la stessa destra che poi venti anni dopo lo sviluppo e la nascita di quei feti li mandano a crepare in guerra. Ma vabbè.
Tuttavia la legge italiana prevede un’alternativa: una donna, qualsiasi donna sia essa minorenne maggiorenne italiana o straniera, può portare a termine la gravidanza, farsi ricoverare all’ospedale, partorire il bambino con tutte l’assistenza che il personale medico ed infermieristico può fornire, dopodichè la madre ha il diritto di non riconoscere il bambino.
Questa scelta della madre è assolutamente tutelata e protetta dalla legge. Non solo, ma se qualcuno che per motivi d’ufficio fosse venuto a conoscenza dell’identità della madre e decidesse di rivelarla a chiunque, commetterebbe reato e sarebbe perseguito per tale reato.
Questa scelta, sia ben chiaro, comunque dolorosa per la madre, garantisce comunque al figlio di crescere in una famiglia o, in caso di mancata adozione, in strutture pubbliche riconosciute che garantiscono al bambino di crescere in maniera dignitosa.
Questa scelta come detto la possono fare tutte le donne, comprese le extracomunitarie clandestine le quali agendo in questo modo può non temere di subire provvedimenti di espulsione causa “segnalazione” dei medici dell’ospedale i quali, ripeto, sono tenuti al “segreto professionale”.
“Non è consentita l’espulsione delle donne in stato di gravidanza o nei 6 mesi successivi alla nascita del figlio. Se straniera e non in regola, la madre può chiedere un permesso di soggiorno per motivi di salute per il periodo di gravidanza e fino a 6 mesi dopo il parto, avendo altresì la possibilità di iscriversi al Servizio sanitario nazionale.”
A questo punto mi faccio e vi faccio una domanda: quante donne conoscono questa realtà?
Quante donne che hanno partorito di nascosto magari poi uccidendo il neonato (commettendo infanticidio o omicidio a seconda della tempistica) o abbandonandolo (quindi commettendo reato) sapevano che potevano sia partorire con tutta l’assistenza medica necessaria in ambienti protetti senza per questo dover obbligatoriamente provvedere alla crescita del bambino?
Credo che informazioni come queste vadano assolutamente diffuse soprattutto verso le fasce di popolazione meno “protette” e meno integrate.
Se l’aborto è un gesto molto forte ed emotivamente impegnativo per la donna, il partorire di nascosto e lo sbarazzarsi in malo modo del neonato dev’essere una tragedia ancora maggiore per qualunque donna.
Ecco quindi che tra il bianco dell’aborto e il nero dell’abbandono o della maternità forzata esiste il grigio di questa soluzione che, ripeto, andrebbe assolutamente reclamizzata in modo maggiore per creare da un lato maggiore “tranquillità” nelle donne e nelle giovani coppie, dall’altro maggior fiducia nelle istituzioni e nella legge che spesso ci offrono servizi che noi ignoriamo.
I nostri genitori e nonni sicuramente ricorderanno
Co
Quei bambini venivano chiamati “esposti”, ed erano diversi dagli “orfani”.
Gli orfani erano (e sono) figli di genitori certi ma deceduti, e conservano il cognome del padre; gli esposti sono figli di nessuno, e spesse volte li contraddistingueva la presenza della stessa lettera iniziale nel nome e nel cognome; il mio stesso bisnonno materno era un esposto, ed il suo nome era Amaranti Augusto. Grazie alla ruota lui e migliaia di altri bambini sono potuti sopravvivere, crescere, ricevere un’educazione, avere una vita normale. Certo, nulla può sopperire alla presenza dei veri genitori, poiché nulla per un bambino è più importante della presenza fisica della madre e del padre (oltre a tutte le implicazioni psicologiche) ma in ogni caso la ruota, quando ancora non esisteva l’aborto (mentre le gravidanze indesiderate esistono da sempre) permetteva alle donne di fare una scelta in più.
La scienza nel frattempo è progredita: prima ci ha dato l’aborto con tecniche ancora invasive, ora ci ha dato la possibilità di usare la pillola abortiva.
La società si è evoluta: la ruota non esiste più, ma come ho spiegato prima esiste la possibilità per le donne di far nascere il bambino e di garantirgli una vita decorosa.
La donna quindi ha diverse alternative fra cui scegliere; ritengo che questo fattore sia indice di civiltà di una nazione; al contrario, ritengo che tutti coloro che vogliono togliere possibilità di scelta e pertanto limitare la libertà delle donne siano persone pericolose che vanno ostacolate con tutti i mezzi possibili.
Occorre fare informazione e sensibilizzazione, non utopia: tutti a livello razionale speriamo che nessuna donna debba mai abortire. Fatto sta che la realtà non è questa.
La realtà ci parla di ragazze madri, di stupri, di famiglie ipercattoliche che influenzano in modo terribile le scelte delle loro figlie facendo ricadere poi tutte le conseguenze sui bambini, ci parla di donne che pur volendo essere madri non possono permettersi economicamente di avere un figlio.
Stare a sentenziare se sia “giusto” o “sbagliato” abortire ragionando per parametri assoluti è inutile e dannoso, perché il “giusto” di uno può essere lo “sbagliato” di un altro.
Non resta quindi che responsabilizzare l’individuo, dargli la maggior possibilità di scelta possibile e non farsi influenzare, a livello di Stato, dai pareri e dalle mire di potere di certi ambienti religiosi, i quali farebbero bene a preoccuparsi delle loro contraddizioni interne prima di imporre i loro dogmi ai cittadini italiani.
http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/neonati_abbandono/opuscolo.pdf
mi è stato chiesto da Minerva di partecipare attivamente al suo blog in difesa delle legge 194. ha ciesto se potevo raccontare la mia esperienza. indipendentemente da chi leggerà o meno il suo blog, credo anche cie sia arrivato il momento di raccontare un po la mia esperienza, la mia storia, la mia vita...cosa insomma mi ha portato ha fare questa scelta, quella cioè di dover scegliere se diventare mamma o no a 18 anni, in piena maturità.
a 16 anni mi sono fidanzata con Andrea, un ragazzo più grande di me di 3 anni; era estate io avevo appena finito la terza superiore e lui aveva appena preso la maturità. è iniziata come una storia estiva, senza troppi programmi e problemi. poi le cose continuavano ad andar bene e ci attaccavamo sempre di più, fino a che non ci siamo accorti, circa 7 mesi dopo, di essere innamorati l'uno dell'altro. lui mi è sempre stato accanto e mi ha aiutato tantissimo, specialmente per quanto riguarda i rapporti con mio padre. la mia famiglia diciamo che era un po "disastrata": quando avevo 3 anni mia mamma cominciò a soffrire di insufficienza renale, il che la portava a fare la dialisi tre volte a settimane, con delle sedute che duravano dalle 3 alle 6 ore. dovette per forza ridurre la quantita di lavoro, il che non fu facile per lei dal momento che gestiva una galleria d'arte. mio papà non riusciva a stare dietro a mia mamma, a me che ero troppo piccolina, al suo lavoro di agente di borsa...dosì decise che era meglio staccare e lasciar andare da sè qualche cosa...e quel qualche cosa eravamo io e mamma, che fra l'altro era incinta da 8 settimane senza saperlo... sono cresciuta in fretta per stare vicino alla mamma ma non ho mai dovuto fare particolari sacrifici. devo ringraziare in un certo senso anche papà, perchè alla fin fine non ci hai mai abbandonato totalmente. una volta a settimana veniva a portarmi un regalo e a fare una carezza a mamma...cosa che però poteva anche risparmiarsi dato che per anni e anni l'ha illusa che sarebbe tornato da lei..grazie al cielo ha riconosciuto mia sorella e ci ha mandato qualche soldo per crescerla. due anni dopo mia mamma riusci a trovare un rene compatibile e subì un trapianto. tutto andò alla grande e dopo circa un anno le cose si erano risistemate. non siamo mai state comunque delle morte di fame e abbiamo potuto sempre avere tutto ciò che volevamo e di cui avevamo bisogno.ho cresciuto mia sorella, per cui forse questo mi ha condizionata un pochetto nelle mie scelte. comunque, tornando alla storia iniziale, dopo due anni circa che stavamo insieme io ho scoperto di essere incinta. io e andre abbiamo sempre usato la testa, abbiamo sempre usato il preservativo fino a quando io non ho cominciato a prendere la pillola. sinceramente ancora oggi non riusciamo a spiegarci come e quando possa essere successo che io sia rimasta incinta, fatto sta che è successo.
ora, io sono una ragazza normalissima, con i miei 18 anni, le mie voglie, i miei hobby e i miei scazzi. suono il pianoforte da quando avevo 6 anni e gioco a pallavolo da 9. faccio volontariato e tantissime altre cose. adoro uscire, andare in discoteca, bere un pochino, i tatuaggi, i piercing..e certo non desideravo rimanere incinta. quando però mi sono trovata davanti a quello schermo con quel puntino che il dottore diceva essere mio figlio, ho capito che qualche cosa dovevo decidere..io volevo studiare, fare l'università, l'erasmus, master in giro per il mondo...fare carriera e guadagnare tanto..seduta nella mia camera a riflettere pensavo che se avessi fatto nascere questo bambino lo avrei sempre guardato con gli occhi avvelenati, come se lui fosse la causa della mia non laurea, dei miei non master, della mia non carriera...dall'altra parte però sapevo che se avessi abortito sarei stata male tutta la vita. e magari con la carriera, non avrei mai avuto la possibilità di avere un figlio. andrea mi ha detto che mi sarebbe stato accanto comunque, indipendentemente dalla mia scelta. ho parlato con mamma, con papà...ma avevo già scelto...io lo volevo tenere quel bambino, perchè se era arrivato un motivo c'era, e in fondo non mi dispiaceva l'idea di indossare salopette premaman...
ho avuto la fortuna di avere attorno persone che non mi hanno mai condannato, giudicato o aggredito, che mi sono sempre state accanto e mi hanno sempre supportato..ma so che non a tutte capita...
molti ragazzi credono che avere un figlio sia solo un problema della donna dato che è lei a portarlo dentro. le frasi "no, io non mi semnto pronto" lasciano il tempo che trovano...nemmeno le ragazze sono pronte a vedersi crescere un cocomero nella pancia...non sono contro l'aborto, xke credo che a volte sia l'unica soluzione. ragazze violentate, di 13 anni, ragazze che non si trovano persone accanto...credo sia legittimo per loro pensare all'aborto...per quanto sia una cosa bruttissima, non sono contro l'aborto. sono però assolutamente contraria all'utilizzo della pillola abortiva RU 486...porta la donna a vivere l'aborto in prima persona, come soggetto attivo, e non più passivo come magari lo è adesso entrando in sala operatoria e uscendone "vuota"..la cosa che mi disgusta di più è la crudità...il fatto che per tre giorni la donna sia consapevole che nella sua pancia il suo bambino sta morendo è assolutamente brutale...
L'autrice del post è Carola e potete trovarla a questo indirizzo.

